SICUREZZA SUL LAVORO

LA TUTELA DELLE LAVORATRICI MADRI

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

 

Tra gli obblighi del Datore di Lavoro rientrano i seguenti:

§          la valutazione anche dei rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici madri

§          l’informazione delle lavoratrici e dei loro Rappresentanti per la Sicurezza, sui risultati della valutazione e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate

§          l’adozione delle misure necessarie con modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro

§          la comunicazione alla Direzione Provinciale del Lavoro della possibilità o meno dello spostamento a mansione non a rischio precisando i motivi organizzativi o produttivi

§          garantire la possibilità di riposo in posizione distesa e in condizioni appropriate durante il lavoro

§          il permesso retribuito per l’effettuazione di esami prenatali.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

Fermo restando il divieto di adibire le lavoratrici in stato di gravidanza al trasporto e al sollevamento di pesi, a lavori pericolosi, faticosi e insalubri, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare una valutazione specifica sui rischi cui è soggetta la lavoratrice e ne individua le misure di prevenzione e protezione.

Per la valutazione dei rischi si suggerisce la collaborazione del medico competente se presente, se non previsto è consigliabile richiedere informazioni ai servizi competenti dell’ASL.

Qualora la valutazione dei rischi evidenzi pericoli per le lavoratrici, il datore di lavoro interviene modificando immediatamente le condizioni o l'orario di lavoro. Se per motivi organizzativi o produttivi dell'azienda ciò non risulta possibile, il datore di lavoro dà immediata comunicazione al Servizio Ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro competente che può disporre l'astensione anticipata dal lavoro.

In generale è vietato adibire al lavoro le donne:

ü        nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi

ü        durante la gravidanza e nei sette mesi successivi al parto nel caso in cui vengono svolti “lavori pericolosi, faticosi ed insalubri”.

Esempi di lavori vietati:

·          Movimentazione di pesi;

·          lavori che comportano la stazione in piedi per più di metà dell’orario di lavoro;

·          lavori con alcuni tipi di macchinari;

·          lavori su mezzi meccanici o di trasporto;

·          lavori che espongono a: prodotti chimici, rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti, agenti infettivi

·          lavoro notturno

·          lavoro su scale.

ASTENSIONE OBBLIGATORIA

La lavoratrice deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro per il tempo che va dai due mesi precedenti la data presunta del parto ai tre mesi successivi al parto stesso ovvero ai tre mesi successivi all’interruzione della gravidanza (sempre che l’aborto avvenga dopo il 180° giorno di gravidanza). Di recente è stata introdotta la facoltà, per le lavoratici dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, di utilizzare in forma flessibile il periodo dell’interdizione obbligatoria dal lavoro di cui sopra, posticipando un mese dell’astensione prima del parto al periodo successivo. La possibilità di godere di un mese di astensione obbligatoria prima del parto e di quattro successivamente è subordinata all’attestazione del medico specialista del SSN che ciò non arrechi danno alla gestante e al nascituro.

E’ prevista l’emanazione di un decreto interministeriale che aggiornerà l’elenco dei lavori per i quali non è possibile l’astensione obbligatoria flessibile.

L’astensione obbligatoria è anticipata a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Tali lavori sono determinati con propri decreti dal Ministro del Lavoro, sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative.

ASTENSIONE ANTICIPATA DAL LAVORO

Il periodo di astensione obbligatoria può essere anticipato:

1.        nel caso di gravi complicanze della gestazione o disturbi preesistenti aggravati dallo stato di gravidanza

2.        quando le condizioni di lavoro o ambientali possano pregiudicare la salute della donna e del bambino

3.        quando la lavoratrice che svolga lavori pericolosi, faticosi o insalubri non possa essere spostata ad altre mansioni (l’astensione può protrarsi fino a 7 mesi dopo il parto).

Nel caso descritto al Punto 1:

Per anticipare l’astensione obbligatoria la lavoratrice può far richiesta della relativa autorizzazione alla Direzione Provinciale del Lavoro del luogo di residenza abituale producendo: domanda espressa di astensione anticipata (utilizzando a tal fine il modello rilasciato dalla DPL stessa debitamente compilato) e Certificazione medica rilasciata dall’A.S.L. o dalla struttura sanitaria delegata che deve riportare, tra l’altro:

ü        le generalità della lavoratrice

ü        la denominazione e la sede dell’azienda ove l’interessata presta la propria attività lavorativa

ü        il mese di gestazione alla data della visita medica

ü        la data presunta del parto

ü        la diagnosi specifica comprovante lo stato di gravidanza a rischio

ü        la prognosi.

Il provvedimento di autorizzazione sarà rilasciato dalla DPL entro 7 gg. dalla ricezione della documentazione completa.

Nei casi descritti ai Punti 2 e 3:

La richiesta di autorizzazione all’astensione anticipata deve essere presentata dal datore di lavoro, una volta accertata, in base al documento di valutazione dei rischi e previa consultazione del medico competente e del RSSL, l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice all’interno della struttura aziendale. La D.P.L ha la facoltà di svolgere direttamente gli accertamenti necessari e di delegare alle ASL competenti gli opportuni accertamenti di carattere sanitario.

L'astensione dal lavoro può essere disposta dalla Direzione Provinciale del Lavoro d'ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora l’attività di vigilanza evidenzi condizioni determinano la necessità di astensione.

LAVORATRICI A DOMICILIO

E’ prevista l’applicazione delle norme relative alla interdizione obbligatoria dal lavoro, anche anticipata a tre mesi dalla data presunta del parto, con le stesse modalità riportate in precedenza; non viene in questo caso applicata l’interdizione anticipata dal lavoro. La nuova legge sui congedi parentali non estende il diritto all’astensione facoltativa a queste lavoratrici.

LAVORATRICI DOMESTICHE

Le lavoratrici domestiche hanno diritto all’astensione anticipata, e a quella obbligatoria, ma non hanno diritto all’astensione facoltativa, né ai riposi giornalieri, né ai permessi per le malattie del bambino.

PERMESSI RETRIBUITI

Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per eseguire: esami prenatali, accertamenti clinici, visite mediche specialistiche che debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro. I permessi devono essere preventivamente richiesti e successivamente documentati da apposita giustificazione contenente data e orario di effettuazione degli esami.

RIPOSI GIORNALIERI

Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo e' uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro e' inferiore a sei ore.
I periodi di riposo hanno la durata di un'ora ciascuno, sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro e comportano il diritto della donna ad uscire dall'azienda.

I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell'asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell'unita' produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

LAVORO NOTTURNO

E’ vietato adibire al lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6) le donne dall’inizio dello stato di gravidanza e fino al compimento del settimo mese di età del bambino nelle aziende manifatturiere anche artigiane. Tale divieto non si applica alle donne che svolgono mansioni direttive, nonché alle addette ai servizi sanitari aziendali.


 

 

 

LAVORAZIONI VIETATE

I lavori interdetti durante la gravidanza sono:

·          quelli indicati nella tabella allegata al DPR 303/56 per i quali vige l’obbligo delle visite preventive e periodiche

·          quelli che espongono a silicosi, asbestosi ed altre malattie professionali di cui agli allegati 4 e 5 del DPR 1124/65 e successive modifiche

·          quelli previsti dall’allegato 1 alla Lege 977/67, relativo ai lavori faticosi, pericolosi e insalubri per i fanciulli e gli adolescenti

·          i lavori che comportano esposizione a radiazioni ionizzanti

·          i lavori su scale e impalcature mobili e fisse ed i lavori di manovalanza pesante

·          i lavori che comportano una stazione in piedi per più di metà lavoro dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante

·          i lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando il ritmo del movimento sia frequente, o esiga un notevole sforzo

·          i lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono vibrazioni

·          i lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali

·          i lavori agricoli che implicano manipolazione e uso di sostanze tossiche o nocive nella concimazione del terreno e nella cura del bestiame

·          i lavori di monda e trapianto del riso

·          i lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto.

Oltre ad un elenco di 119 attività industriali riconducibili a quelle previste dal DPR 303/56 e dal DPR 1124/65, vi è un elenco di 16 attività non industriali (DPR 432/76) tra le quali:

·          lavori nei magazzini frigoriferi

·          commercio all’ingrosso di stracci, carta da macero e materiali vari di recupero (compresi i rottomi metallici)

·          commercio all’ingrosso dei pesticidi

·          lavori nelle macellerie che comportano l’uso di utensili taglienti, seghe e macchine per tritare

·          impiego professionale di lacche, tinture ed altre sostanze nocive nei servizi di estetica della persona

·          lavori nelle imprese di pulizia con impiego di scale, ponti mobili ed ogni altro mezzo di elevazione di altezza superiore a un metro, di pulizia dei camini e focolai negli impianti di combustione

·          preparazione ed impiego dei fanghi negli stabilimenti idrotermali

·          lavori del personale ausiliario per l’assistenza ai malati negli istituti di cura pubblici e privati, compresi i gabinetti di analisi cliniche e microbiologiche e i gabinetti di radiologia

·          rifornimento di carburanti ad autoveicoli e motoveicoli

·          manovra dei montacarichi

·          lavori che comportano l’apprestamento di cure agli animali, o il contatto con essi, con i loro cadaveri o con ogni altra materia infetta o contaminata quando questi lavori implicano un rischio da infezione o di contaminazione grave.

I lavori faticosi, pericolosi ed insalubri cui fa riferimento il DPR 1204/71, includono anche tutti quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni di lavoro indicati negli allegati I e II del DPR 645/96.

§          agenti fisici: vengono presi in considerazione i rischi che possono provocare lesioni al feto o il distacco di placenta, come colpi, vibrazioni, movimenti (da tenere in considerazione quindi, rispetto al passato, anche macchine utensili, impianti con parti in movimento e con pericolo di collisione), movimentazione manuale dei carichi, rumore, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, sollecitazioni termiche, movimenti e posizioni di lavoro, spostamenti interni ed esterni allo stabilimento, fatica mentale e fisica e altri disagi fisici connessi all'attività.

§          agenti biologici: da considerare gli agenti dei gruppi da 2 a 4 ai sensi dell'art. 75 del D.Lgs. 626/94, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che si rendessero necessarie metterebbero in pericolo la salute della gestante e del nascituro.

§          agenti chimici: con effetti irreversibili (sostanze etichettate con R40, 45, 46, 47), processi industriali di cui all' allegato VIII del D. 626/94, mercurio, medicamenti antimitotici, monossido di carbonio, agenti chimici pericolosi  con assorbimento cutaneo.